A Monfalcone anche i muri parlano/2


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(Autore: “Pastarella”, materiali: penna su acciaio, dimensioni: 70X120, anno: 2013).

L’opera si colloca in un luogo insolito, una porta vicina al reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Polo di Monfalcone. L’effetto è assicurato: in un luogo dove si vivono gioie, speranze e dolori e dove la famiglia si forma e trionfa, spunta un’affermazione dura, addirittura brutale.

I parendi sono come i stivali piu stretti sono è piu fanno male…“.  Con mano sicura l’artista traccia la sua concezione antiretorica dei valori tradizionali, affossando con un secchezza epigrammatica degna di Marziale il valore base della nostra stimata società. E l’autrice, tale “Pastarella“(di cui non conosciamo, ahinoi, l’ulteriore produzione) lo fa usando un italiano sentito, profondo e squillante: l'”e” congiunzione diventa “e” accentata, il termine parenti – oggetto principale della polemica- è appositamente storpiato per ottenere il doveroso straniamento, la punteggiatura viene polverizzata per sciogliere meglio la continuità del verso.

Il nucleo dell’invettiva è chiaro: la famiglia, lodata in tutte le salse, cardine del nostro mondo, fulcro della civiltà occidentale, può essere anche una galera da cui scappare a gambe levate.

Questa sera concerto in centro; così l’associazione SmarTown salva Monfalcone a suon di jazz e cultura autoctona


Bar Marino monfalconeMonfalcone ha problemi fastidiosi come tubi di ferro nel cervello: degrado, furti, disoccupazione, arroganza, bici rotte, emigrazione e bastonate. Ma ci pensa l’associazione SmarTown a risolvere i casini nel segno della cultura indigena. L’associazione, nata lo scorso anno, lotta contro la deriva della città con una serie di iniziative che stimolano la cittadinanza a risollevarsi: è una battaglia nobile e imponente.

Per tale motivo questa sera alle 21.30 l’associazione propone, per il suo progetto “SmART Music”, un concerto jazz in Bar da Marino in viale San Marco a Monfalcone con Giorgio Pacorig al piano e Enrico Sartori al sax e clarinetto. L’appuntamento è stato reclamizzato da un volantino distribuito in città.

Il testo del volantino che promuove il concerto recita:

<<SmART music è un progetto volto ad “acculturare” anche con la musica gli spazi urbani di Monfalcone. Una cultura organizzata dai cittadini per i cittadini è ciò di cui ha bisogno un tessuto sociale così pesantemente provato come il nostro. Solo valorizzando la cultura europea, italiana e autoctona si riuscirà a trasformare illegalità e squallore in SENSO CIVICO, BELLEZZA e GIOIA DI VIVERE. Il cittadino va in tutti i modi incoraggiato ad un risveglio che vinca i vari tipi di inerzia e individualismo. Nella ferma convinzione che in seguito, anche chi è delegato ad amministrare la RES PUBLICA coglierà questo terminale flebile lamento. SmART music è un dipartimento dell’associazione culturale SMARTOWN, la quale in soli nove mesi di attività ha riportato SPERANZA intesa anche in senso cristiano del termine nella nostra comunità cittadina>>.

I significati che colgo da questa sorta di manifesto programmatico sono:

A. Che solo valorizzando la cultura europea, italiana e autoctona si allontana lo squallore e l’illegalità. La domanda è: se invece valorizzi la cultura africana, asiatica, americana, oceanica o eschimese allora a Monfalcone trionfano schifezze, furti e cacca per le strada? Quindi il degrado è solo colpa delle culture extra-europee?

Miles Davis

Miles Davis

B. Che il jazz viene usato per esaltare questa pretesa cultura europea, italiana e autoctona, tutta legalità e pulizia. Ma il jazz viene da tutti altri mondi, anche dai bassifondi, e se dici jazz non pensi alla legalità, pensi alla musica geniale di gente come Charlie Parker che si faceva scoppiare le vene di eroina e girava strafatto per New York, a John Coltrane che prendeva di tutto, a Miles Davis che si perdeva in droga e bicchieroni. Non erano tipi regolari, legali e angelici e non si facevano comandare dai vigili urbani. Basta andare a leggere quello che diceva un grande jazzista, Duke Ellington: “Il jazz è sempre stato come il tipo d’uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia”.

Duke Ellington

Duke Ellington

C. Cosa centra la speranza cristiana con il degrado del centro di Monfalcone non si sa. Casomai per avere speranze potrò credere in Cristo o in Maometto o in Buddha o in Miles Davis, se ne ho voglia, non di certo in SmarTown.

D. Forse mi sono addormentato ma non ho colto le miracolose attività organizzate in città dall’associazione in questi nove mesi. Non mi pare che, nonostante le pretese salvifiche, abbiano cambiato nulla.

E. Non mi va di farmi acculturare da SmarTown, che organizza concerti jazz per valorizzare quella cultura autoctona che con il jazz non centra nulla. Se voglio acculturarmi vado in biblioteca e prendo un libro o ascolto un disco o mi guardo un film. O incontro qualche persona intelligente – esistono ancora – con cui far due chiacchiere imparando qualcosa.

Penultima cosa: Giorgio Pacorig è un ottimo pianista e una persona in gamba. Io lo conosco e mi sa che non è molto d’accordo con discorsi del tipo “cultura autoctona“. A proposito: andrò a vederlo a Dobia, domani e dopodomani.dobialab

Ultima cosa: i volantini che reclamizzano l’evento sono stati infilati nelle cassette delle lettere, incastrati nelle fessure delle porte, messi sotto i tergicristalli delle auto e appiccicati alle vetrine dei negozi. Per colpa del vento, però, ora sono tutti volati via e i marciapiedi e le strade e i giardini sono pieni di questi volantini che sporcano e indeboliscono il decoro dell’arredo urbano. Non si potrebbe intervenire e rendere finalmente più pulita Monfalcone?

Philippe Daverio provoca a Lettere Mediterranee: “Tutto il potere agli intellettuali!” E a Monfalcone scatta la rissa


Philippe Daverio

Philippe Daverio

Le affabulazioni e le provocazioni dell’Intellettuale di Stato Philippe Daverio lasciano il segno in una città sensibile alla cultura come Monfalcone. Il professore franco-italiano parla e proclama, la città entra in empatia col suo messaggio e organizza subito risse all’ombra del campanile, luogo-simbolo delle fratture sociali e nasali della nostra comunità.

Philippe Daverio è l’uomo col papillon e la giacca di tweed che incanta parlando di arte e altre storie in Rai con programmi di successo come “Passepartout” e a Monfalcone è ospite di “Lettere Mediterranee” in Piazza Falcone e Borsellino. La piazzetta è super piena, un sacco di gente va a succhiare cultura ed infatti ci sono: sindaca, assessora alla Cultura, consiglieri di maggioranza, animatori culturali, aspiranti protagonisti, sfacchinati, architetti con villa in Costiera, disoccupati, precari, vecchi orsi, vampiri, ex professori e altra gente. C’è anche un dissidente bengalese che arriva, studia la situazione e urla improperi mezzo distrutto dai bicchieroni in direzione del pubblico, sconvolgendone l’attenzione. Sguardi preoccupati, ma il dissidente poi scappa perchè il bancone lo attende, come si spera anche noi, molto presto.

La serata tratta di Mediterraneo, questo povero mare che una volta era il centro di tutti i traffici e ora è relegato a mero laghetto e si parla di ponti, muri, comunicazioni tra i popoli e lotte per il futuro: il dibattito, che dibattito non è visto che parla solo lui, si concentra sull’Europa e sull’Islam e sui rapporti tra i vari mondi mediterranei, che un tempo erano più semplici di adesso. Va a braccio il professor Daverio con stile coinvolgente, fatto di humor alsaziano, aneddoti, concetti, elenchi di cose da fare e di gin tonic da mescolare.

Poi all’improvviso ecco il proclama al popolo: con la sua bella S ronzante e la sua bella R blesa, Daverio spara. “Il futuro dell’Europa sono gli intellettuali!” – dice. E’ una voluta provocazione parlare di intellettuali in una città di tradizione operaia come la nostra ed infatti le sue parole non passano inascoltate: sotto il campanile, a due passi da piazza Falcone e Borsellino, due energumeni che stavano discutendo di una donna contesa, si eccitano al proclama e si incazzano di brutto. Si odono urla e strepiti, schiocchi di sberle e frusci di serpi.

Monfalcone, via Sant'Ambrogio

Monfalcone all’ombra del campanile

C’è una ragazza gonfia vestita di rosso che si agita e si frappone tra i duellanti che se la contendono a suon di insulti. “Pezzo di merda, bastardo, ti spaccio la faccia, sei morto”. La tensione sale e la gente che sfolla dall’incontro con Daverio spintona per assistere al nuovo e più stimolante spettacolo. I duellanti d’amore sono ai ferri corti, anzi ai vetri lunghi, visto che uno dei due spacca una bottiglia e agita i cocci verso l’altro: per fortuna la Polizai finalmente arriva e risolve tutto. Potenza della giacca azzurra che calma le teste calde.

Intanto al vicino ristorante Al Gelso il professor Philippe Daverio noncurante si accomoda al tavolone imbandito assieme agli organizzatori della manifestazione e altri notabili monfalconesi. Mangia piluccando e discute di vini e dell’etimologia del termine bisiaco. Fuori la situazione si è calmata e la città ridiventa l’usuale catacomba: le provocazioni degli Intellettuali di Stato a Monfalcone durano assai poco.