Bagatelle dal Carnevale monfalconese, con musi come maschere e crolli notturni in bar Buzz


Il Bar Buzz di via ) giugn a Monfalcone, Gorizia

Il Bar Buzz a Monfalcone

A Monfalcone il Carnevale è l’unico momento di felicità del pueblo: tutti invadono la città per la sfilata e la Cantada, tutti fanno bagordi, criticano il sindaco e mettono in crisi il Sistema. Per noi monfalconesi il Carnevale è l’unico momento liberatorio: tutti si vestono da donna, da orso o da clown rivelando l’inclinazione che durante l’anno tengono nascosta. E’ una catarsi collettiva: mentre i potenti fanno finta di stare al gioco per beccarsi qualche voto alle prossime elezioni, gli oppressi castrati dalla moglie o dal capo si sentono vivi e vanno a caccia di avventure. Noi monfalconesi siamo fatti così: quando ci danno il permesso scritto di combinare quello che vogliamo e di vestirci come desideriamo, allora ci scateniamo in squilli di rivolta che finiscono a volte in sonore ubriacature e crolli improvvisi.

Uno che non si è mai risparmiato è N. E’ un quarantacinquenne ex promettente calciatore delle serie minori: un anno girò vestito da donna per tutto il periodo di Carnevale. Si svegliava, si vestiva con veletta, trucco, minigonna, parrucca e reggicalze, entrava in fabbrica, si metteva la tuta, faceva le sue otto ore, poi si cambiava, si rivestiva da donna e andava all’allenamento. In spogliatoio si metteva “tretter” e calzoncini e giocava alla grande poi la sera gironzolava nei bar in cerca di bicchieroni, respingendo le avances di qualche ingrifato. In una delle sue serate più balorde finì in Bar Buzz.

Bar Buzz, Monfalcone, listino prezzi.

Bar Buzz, listino prezzi

Gonfio come una rana, con un muso da maschera di cartapesta e con gli occhi fuori dalle orbite, N. entrò in Buzz scaraventandosi contro la porta e cascando subito nella penombra leopardata. Erano le 3 di notte e non c’era quasi nessuno, la padrona dietro il bancone lo squadrò e maledisse di non aver chiuso la porta col lucchetto. N. portava sulla zucca una vistosa bandana verde della Lega, segnale delle sue ferree convinzioni politiche. Da storica militante della Sinistra extraparlamentare la padrona meditava vendetta.

N. era appollaiato al tavolino vicino al cesso e la sua testa ciondolava trafitta dalle birre tracannate per tutta la sera: voleva agganciare Samantha, l’avvenente cameriera di plastica issata all’angolino, ma non riusciva a parlare. Allora si addormentò scivolando lungo la panca, sotto la galleria di ritratti di Allende, Padre Pio, la Madonna di Lourdes e Josip Broz.

Bar Buzz, Monfalcone

Bar Buzz, avventori notturni

Alle 4 fu scosso dal veemente richiamo della padrona: la donna se ne andava a casa e doveva sbatter fuori l’uomo che non aveva ordinato nemmeno una birra e aveva spaventato col suo ghigno alcolemico gli ultimi avventori notturni.

N. si alzò di scatto, perse la bandana leghista e farfugliò alla vecchia. “Liz, quanto ti devo?“. Lei si illuminò. “7 birre. Totale: 14 euro“-rispose.  Senza dir nulla, N. pagò e uscì nella notte senza speranza mentre la padrona sghignazzando raccoglieva il vessillo verde e lo faceva lentamente scivolare nella toilette delle signore.

La notte in cui la vecchia orrenda emerse dal canale e piombò in Bar Buzz


Bar Buzz

Bar Buzz, Monfalcone

…era la solita notte senza speranza in Bar Buzz: eravamo accartocciati al bancone, tre totem adagiati davanti a me e a D. e  S. che flirtavano. La Lizia stava pulendo i bicchieri ascoltando Marvin Gaye. Fumo di sigarette, luci rosse soffuse, tendine leopardate, aria soffocata.

Ad un tratto si spalancò la porta ed entrò una orrenda vecchia: aveva la faccia stravolta, i capelli elettrici e i vestiti gonfi d’acqua.  “Aiuto- entrò urlando- aiuto! Sono cascata nel canale!” Quelle che piangeva non erano lacrime, ma le gocce sporche del canale che attraversa il centro della città finendo in porticciolo e poi in mare aperto. “Aiutatami”- disse ancora, urlando come un’ossessa, la vecchia.

La Lizia la fissò, poi fissò noi che eravamo attaccati al bancone, poi di nuovo lei. “Non vedi che siamo chiusi?”-sentenziò, gelida. “Ma come?-eruppe la vecchia- ho bisogno di aiuto, mi sono fatta male, sono caduta nel canale”-ripetè. La Lizia non si distrasse. “Siamo chiusi”. “Maledetta puttana!– disse la vecchia, già sulla porta- la pagherai, un giorno o l’altro toccherà anche a te! La Lizia non si mosse. “Cammina via, ti ho detto che siamo chiusi. Stronza!”.

Noi tre guardammo la vecchiaccia uscire bestemmiando, bagnata e più incazzata di prima. Stavo pensando a come si facesse a venir su da un canale e presentarsi in bar. E cosa aveva voluto dire la vecchia, con quel “toccherà anche a te”? Non la vedevo proprio, la Lizia, finire in canale.

La Lizia invece non aveva paura di quelle minacce, se ne fregava, ne aveva viste anche troppe in decenni di Buzz. Si girò e riprese a pulire i bicchieri, sussurrando: “Un’altra birra, ragazzi?