Ma che fine ha fatto il “Marinaio russo” di Sergio Miniussi?


Sergio Miniussi, lo scrittore di Monfalcone

Sergio Miniussi

Uno dei più grandi romanzi italiani del ‘900 è firmato da uno scrittore di Monfalcone. Il paradosso è che questo romanzo non è mai stato pubblicato e si trova ancora in qualche cassetto di qualche scrivania di qualche casa editrice. Un’altra cosa stramba, la meno stramba di questa storia, è che Sergio Miniussi a Monfalcone non lo conosce quasi nessuno. C’è solo una targa sul muro della sua casa natale, in Corso del Popolo, mentre il Fondo documentario che raccoglie le carte dell’autore  si trova all’Archivio di Stato a Trieste.

Sergio Miniussi è stato il più grande scrittore monfalconese: nato ai piedi del Carso nel 1932 e morto a Roma nel 1991, dopo l’infanzia trascorsa tra la nostra città e Trieste, dove frequentava il cenacolo letterario di Anita Pittoni, se ne andò a Parigi, laureandosi alla Sorbona e diventando intimo amico del Premio Nobel Albert Camus. Tornato in Italia,  sviluppò la sua carriera di giornalista, scrittore e regista per la RAI. Il suo libro più noto, “I peccati del corvo”, uscito nel 1968, racconta la storia di morti violente accadute a Trieste e delle indagini del protagonista- narratore per scoprire i motivi di quelle strane faccende.

La casa natale di Sergio Miniussi in Corso del Popolo a Monfalcone

La casa natale di Sergio Miniussi in Corso del Popolo a Monfalcone

Ma c’è un altro suo libro che non ha mai visto la luce, un libro dal destino misterioso. Lo scrittore monfalconese aveva iniziato a scrivere il “Marinaio russo” alla metà degli anni ’60 e poi lo aveva inviato alle maggiori case editrici italiane e francesi. Tutti ne avevano apprezzato la qualità, il libro aveva sedotto anche il temuto critico Carlo Bo che in una lettera lo aveva indicato come uno dei migliori romanzi dell’intero ‘900 italiano…

Le vicissitudini del romanzo sono una sorta di leggenda: colpito dall’altissimo livello del testo, un editore francese ne aveva comprato i diritti, pronto a farne una produzione di successo. L’editore aveva attivato la sua migliore traduttrice per tradurlo dall’italiano alla lingua di Rimbaud ma i tempi di traduzione erano stretti e la donna doveva battere a macchina come una forsennata. Una sera la traduttrice si addormentò con la sigaretta accesa davanti alla macchina da scrivere, la cenere cadde sulla scrivania piena di carte e prese fuoco: la casa, piena di libri e fogli, si incendiò. La donna morì tra le fiamme che distrussero anche il dattiloscritto. Tutti erano convinti che quella fosse l’unica copia esistente del “Marinaio” e per molto tempo lo si credette perduto per sempre.

La casa natale di Sergio Miniussi a Monfalcone

Casa natale di Sergio Miniussi (particolare)

Un giorno lo scrittore Gesualdo Bufalino si mise a ordinare il suo archivio e tra i documenti scoprì di avere il testo del “Marinaio”, che venne consegnato a una casa editrice romana. Sembrò la volta buona per l’uscita in grande stile del lavoro di Sergio Miniussi, ma il libro non uscì mai. Che fine ha fatto? Noi lo stiamo ancora aspettando.

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