Il bel Rene’ si è fermato a Grado: storia di mare, banditi, sbirri, evasioni e dell’ultima libertà


Renato Vallanzasca

Renato Vallanzasca negli anni ’70

Chi va a Grado d’estate cerca riposo, pace, tranquillità, mare e un po’ di evasione. Anche nell’estate di 26 anni fa l’Isola del Sole si dimostrò un’accogliente meta turistica famosa a tutti i livelli: oltre a tedeschi, austriaci, inglesi, veneti, milanesi, romani e piemontesi, oltre a famiglie, vecchi, bimbi e ragazze, l’isola sapeva attrarre pure i banditi incalliti.

Era l’8 agosto del 1987 e la Provinciale che da Grado porta a Monfalcone era controllata con discrezione da una pattuglia che doveva riconoscere e bloccare un cittadino al di sotto di tutti i sospetti. Renato Vallanzasca era scappato 20 giorni prima dalla cabina-cella di un traghetto che da Genova doveva trasportarlo in una galera nuorese. Ma sulla nave il bandito aveva fregato la scorta, composta da agenti molto giovani, che più tardi furono puniti da un Tribunale militare, ed era scappato precipitandosi in auto verso Trieste per espatriare in Jugoslavia ( alla maniera di Roberto Calvi). Dicono che nel capoluogo giuliano avesse una donna – la milionesima – che spasimava per lui.

Grado, Hotel Uliana

Grado, Hotel Uliana

Il bel Rene’ si era fermato a Grado piazzandosi all’Hotel Uliana, nella zona del palazzo dei Congressi. Con documenti ovviamente falsi e senza baffi se ne stava tranquillo senza disdegnare l’approccio da esperto gagà con le belle cameriere. Mi ricordo che la padrona dell’hotel dichiarò che era un uomo a modo, elegante e simpatico. Non sembrava uno che da anni riempiva la cronaca nera con rapine, ammazzamenti, traffici, sequestri (aveva rapito anche una ragazza che poi si era innamorata di lui…), droghe, soldi sporchi, ricatti, galere, fughe, mala milanese, camorra, mafia, sgozzamenti, Cutolo, Turatello e altre schifezze dei ruggenti ’60 e ’70.

Invece di donne da conquistare, a Grado Vallanzasca aveva trovato i carabinieri sollecitati, si sussurrò, da una soffiata di qualcuno, forse di un ex compagno di carcere o di qualche agente segreto che stazionava qua da noi. L’8 agosto Renato stava pranzando in hotel ma una telefonata misteriosa lo avvertì che i “caramba” erano sulla sua pista, lui prese al volo i bagagli e con in tasca una bottiglia di whisky e un po’ di soldi se ne andò verso Monfalcone. Lo beccarono nella zona di Primero e lui, seguendo il galateo del braccato, si complimentò con chi lo aveva catturato, non prima però di un’ultima ribellione che fu troncata dagli uomini in divisa.

Renato Vallanzasca oggi

Renato Vallanzasca oggi

A Grado finì la sua carriera di bandito e iniziò quella di condannato a 4 ergastoli e a 295 anni di carcere: da quella volta il criminale milanese non è più riuscito a scappare. Ha però continuato a far parlar di se’, specie per il suo lavoro fuori dalla galera e per il film di Michele Placido con Kim Rossi Stuart. Poca roba, per un abituato a far tremare tutta l’Italia, ad avere soldi e donne e casini a bizzeffe. Preferisce il silenzio, mettersi in mostra non gli piace come un tempo e non gli conviene neanche: vuole solo essere dimenticato, ha detto una volta. Assai difficile. E chissà se in questi anni si sarà pentito, oltre che di tutto il resto, anche di aver ceduto al fascino dell’isola del Sole, in quell’agosto del 1987.

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