Paul McCartney all’Arena di Verona: Macca spacca sempre di più!


L'ex Beatl Paul Mccartney in concerto all'Arena di Verona

Paul McCartney a Verona

I monfalconesi vanno dappertutto e ieri sera erano all’Arena di Verona a veder un pezzo di Beatles. Il vecchio Paul è in gran forma: una settimana fa ha fatto 71 anni e ci da dentro per 2 ore e ¾, merito della moglie giovane appena sposata e grande F. (delle prime 2, una ha perso la vita, l’altra ha perso una gamba) e del vegetarianesimo e di un repertorio che nessuno ha.

Solo lui può tirar fuori i pezzi della coppia autoriale più grande del mondo e non pagare una sterla di Siae. E’ un juke-box umano questo McCartney che inizia con un classicone come “8 giorni alla settimana” e prosegue con una miriade di perle. I pezzi che mi hanno più colpito sono “Vivi e lascia morire” dove dimostra di essere più in tiro delle “Pistole&Rose” e ad ogni cambio di ritmo dal palco scoppiano mortaretti e petardi e il cielo veronese, che per fortuna non ha mandato giù pioggia, si riempie di coriandoli poi raccolti dalle ninfette in strada.

Gran rock nella malefica mansoniana “Scivolo a spirale”, primo pezzo hard, heavy, punk o quello che è della storia del rock, così dicono gli storici. Altro pezzone che mi è assai piaciuto è “Possiamo venirne fuori” e le ballate al piano: “Lascia che sia” “Forse sono sorpreso” e persino “La lunga e ventosa strada” che di solito detesto e che invece mi ha conquistato. Ecco perché uno va a vedere i concerti, per farsi convincere che anche le canzoni che non ci piacciono invece possono piacerci.

Arriva finalmente il leggendario Sergente Pepe con  “La simpatica Rita” e  “E’ a beneficio del signor Aquilone” che ha ritmato e mastrussato con quelle fughe in avanti che il signor Martin aveva trovato tagliando a caso i pezzetti di nastro registrato. Meraviglie della tecnica: quella volta gli “Scarafaggiavevano interrotto le tournee perché non riuscivano a riprodurre quei suoni sul palco, oggi basta un software scaricato gratis da Google e il gioco è fatto.

Il Macca mi ha colpito anche su “Ieri” durante la quale ha perso il tempo e sbagliato le parole, mentre il pubblico le sapeva a memoria: chi può dire di potersi dimenticare le parole di una canzone così? Solo lui. Ottimo invece in “Qualcosa” del vecchio Harrison, con quell’assolone indimenticabile alla Clapton, il migliore, a mio vago giudizio, della storia del rock.

Gigantesco il Macca in “Merlo” una canzone sublime di un immane Disco Bianco. Finale classicone con il trittico “Sogni d’oro”-“Porta il peso” “La fine” con quel epitomico “e alla fine l’amore che prendi è uguale al’amore che fai”. E non aveva ragione?

Il pubblico era in visibilio, godeva come una porcellana ed era pieno di varietà:  vecchi di 92 anni con la cravatta e rossi in muso, ometti buonini simili a boy-scout con la mammina, milaneeesi con la E larga, vecchie orrende, qualche teeny interessante, bimbi di 7 anni che correvano per vedere il nonnaccio rock, e io, che avevo un K-way del 1995 spaventoso, tipo pappagallo brasiliano. Ottimo concerto, mi sono divertito e bene anche i treni: nessun ritardo. Forse la cosa più incredibile.

Alla fine posso dire che ho visto suonare l’emisfero mancino dei Beatles: era lo scopo al quale tendevo da quando ero adolescente. Ora non mi resta che attendere il live di Lennon: è dura, ma ce la farò.

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