A Trieste d’estate non ci sono solo “granzi de cheba” e Miss Topolini


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La foto è del 20 giugno 2013, nel primo pomeriggio, a Trieste. Il giorno è tremendo: afa soffocante con temperatura massima di 32 gradi, umidità media 65%, umidità massima 88% ! Robe che se alzi la tazzina del caffè, inizi a sudare.

E quindi a Trieste che fai, quando sprofondi in quelle condizioni? Prendi lo scooter, lo skate, l’auto o il bus numero 6 e ti ficchi a Barcola, calpestando i corpi ammucchiati a difesa del loro spazio virale e svieni annusando le marmitte delle auto e ammirando i culoni delle vecchie. O se sei un vero granzo de cheba segui con sguardo da duro le ninfette che si allenano per Miss Topolini, assicurandoti che quei tuoi pettorali per cui hai speso 160 euro al mese vengano notati, assieme alla catenina della cresima e agli occhiali da sole in edizione limitata.

Ma non tutti sono uguali, per fortuna, in queste giornate standard. E quindi c’è anche lui, l’uomo della foto: piumino d’oca blu elettrico, braghe in orbace come si usava quando Lui sbraitava dal “pergolo”, cappello di lana d’ordinanza. Se ne frega delle convenzioni, dei discorsi inutili sul caldo e sull’afa, sui rimedi di stagione, sul tormentone estivo. Lui ne ha viste di tutti i colori e se ne sbatte: solo un “veceto” ci salverà. Perchè ci ricorda che ci sono altri modi di passare il tempo e che non è necessario avere fisici da palestra, creme antiustione, unghie laccate, reggiseni nucleari, I-pod, I-fon, I-pad, I-book per esistere e aggrapparsi, come lui sul bus, ad una fugace idea di futuro.

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