La gloriosa città di Monfalcone saluta i beati costruttori di navi


fumo di monfalconeSe guardi lungo la strada ogni mattina

non c’è nessuno sul marciapiede:

vanno tutti al forsennato funerale.

Il prete boccheggia mentre la fila di anime in attesa

è sempre più persa in parole.

Dentro la scatola di cartone

restano solo quelli che non possono scappare.

Il cancro di città è come un vento inesistente

e gira per le vie verso il porto lungo il canale centrale.

Trasmetterà la polvere

che spacca i vostri nomi quando vuole

e trasformerà i vostri polmoni in granchi di ceramiche

e non sarà stato nemmeno difficile:

per venire uccisi è bastato respirare.

E’ il cancro di questa città

che ti mangia ogni giorno di più

e che stanca i volti e incide il fiato

per tutto quello che è stato costruito

nel vecchio quartiere operaio.

E’ il cancro di questa città, la città dei futuri morti,

di quelli che sorridevano in fondo ai vari

che oggi sono nudi e immobili

negli alveari cimiteriali

mentre davanti alla giuria i veri colpevoli

provano a diventare vittime della congiura,

e così mascherati, dalla prima fila, come sempre,

vanno agli estremi riti di sepoltura

rubando agli altri, come sempre,

anche tutte le lacrime

ma proprio tutte le lacrime che devono spendere.

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